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TERMINOLOGIA dei geosintetici
GEOTESSILE
Geotessile tessuto
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GEOGRIGLIA
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GEORETE
GEOSTUOIA
GEOCELLA
GEOCOMPOSITO
BIOSTUOIA
BIOTESSILE
 
Torna all'inizio pagina GEOTESSILE
sono manufatti permeabili e filtranti disponibili in fogli, strisce e pannelli e possono essere di tipo tessuto, tessuto "maglieria" e nontessuto.
   

Torna all'inizio paginaGeotessile tessuto

I geotessili tessuti sono strutture piane e regolari formate dall'intreccio di due o più serie di fili costituiti da fibre sintetiche: fili di ordito (paralleli al senso di produzione) e fili di trama (perpendicolari ai primi), che consentono di ottenere aperture regolari e di piccole dimensioni.
In relazione alla sezione della fibra e alla tipologia di tessitura, possono essere suddivisi in geotessili tessuti monofilamento, geotessili tessuti a "bandelette" (nastri appiattiti) e geotessili tessuti DOS.

Torna all'inizio paginaTessuto a maglieria

I geotessili tessuti DOS sono prodotti con sistema maglieria in catena con inserzione di trama.

Torna all'inizio paginaGeotessile non-tessuto

I geotessili nontessuti sono strutture piane composte da fibre sintetiche disposte casualmente e coesionate con metodi meccanici o termici. In relazione alla lunghezza delle fibre, i geotessili nontessuti agugliati possono essere a filamento continuo oppure a fibra corta ("fiocco"). I geotessili nontessuti sono stati storicamente i primi tipi di materiali prodotti dall'industria tessile che hanno avuto un largo impiego in opere di Ingegneria Geotecnica e rappresentano ancor oggi la tipologia quantitativamente più utilizzata in Italia.

 

Torna all'inizio pagina GEOMEMBRANA
sono materiali impemeabili, disponibili in forma di manufatti laminari, che possono essere sintetici, bituminosi o bentonitici (propriamente detti geocompositi bentonitici).

   


Torna all'inizio pagina Geomembrana sintetica

Le geomembrane sintetiche possono essere omogenee o rinforzate, a seconda che esista o meno un elemento di rinforzo (sintetico o metallico) all’interno dello spessore. Le geomembrane sintetiche possono inoltre essere di tipo plastomerico od elastomerico.

Torna all'inizio pagina Le geomembrane plastomeriche sono fogli con spessore compreso tra 0.5 e 2.5 mm, fabbricati con diversi metodi produttivi (calandratura, estrusione e spalmatura) e caratterizzati da coefficienti di permeabilità molto ridotti.
Calandratura: La miscela costituita dal polimero termoplastico (LDPE, HDPE, PVC, PP) e da una serie di additivi vari con specifiche funzioni, viene fusa e ridotta allo spessore voluto con l'azione di rulli riscaldati, in modo da ottenere un foglio piano, di larghezza variabile da 1 a 2 metri.
Estrusione: La miscela costituita dal polimero termoplastico (LDPE, HDPE, PVC, PP) e da una serie di additivi vari con specifiche funzioni, viene fusa e spinta in pressione attraverso una testa di estrusione circolare; il foglio tubolare così lavorato viene mantenuto gonfio da una pressione d'aria, raffreddato, tagliato e aperto, in modo da ottenere un foglio piano, di larghezza variabile da 2 a 6 metri.
Spalmatura (processo di lavorazione tipico del PVC): la miscela, costituita dal PVC (allo stato di plastisol) e da una serie di additivi vari (principalmente plastificanti), viene spalmata a freddo e successivamente portata a fusione, in modo da ottenere un foglio piano di larghezza variabile da 1 a 2 metri.

Torna all'inizio pagina Le geomembrane elastomeriche sono fogli con spessore compreso tra 0.5 e 2.0 mm, caratterizzati da coefficienti di permeabilità molto ridotti e fabbricati mediante una lavorazione che si sviluppa in due fasi:

  • una prima fase, in cui si produce un impasto omogeneo, costituito dal polimero non vulcanizzato (gomma cruda) e da una serie di additivi vari con specifiche funzioni;
  • una seconda fase (calandratura), durante la quale la mescola omogenea così ottenuta viene lavorata con l'azione di rulli riscaldati, ridotta allo spessore voluto e vulcanizzata, in modo da ottenere un foglio piano, di larghezza variabile da 1 a 2 metri.

Torna all'inizio pagina Geomembrana bituminosa
Le geomembrane bituminose sono fogli con spessore compreso tra 3.0 e 6.0 mm e larghezza variabile da 1.0 a 1.5 m, fabbricati mediante la lavorazione di una mescola fusa (costituita da bitumi, polimeri plastomerici e/o elastomerici e cariche minerali) e caratterizzati da coefficienti di permeabilità molto ridotti.
In fase di produzione, generalmente si parte da un supporto (nontessuto o tessuto, in poliestere o fibra di vetro) che, nel corso di un processo continuo, viene impregnato nella mescola fusa, successivamente raffreddato ed accoppiato a fogli antiaderenti, prima dell'avvolgimento.
In Italia la produzione di membrane bituminose (in rotoli di altezza pari ad 1 metro) è concepita quasi esclusivamente per l'impiego come impermeabilizzazione di coperture di fabbricati civili ed industriali.
Si segnala che in altri paesi europei (segnatamente Francia ed Olanda),vengono anche prodotte geomembrane bituminose speciali multistrato, con larghezze di 4÷5 metri, specificatamente concepite per impieghi nell'impermeabilizzazione di opere di Ingegneria Geotecnica e Idraulica (in particolare canali, dighe e bacini).

Torna all'inizio pagina Geocomposito bentonitico
Sono così definiti quei prodotti costituiti da bentonite sodica e geosintetici: essi consistono di un sottile strato di argilla (bentonite) racchiuso tra 2 geotessili o incollato ad una geomembrana sintetica. Allo stato attuale sono disponibili in commercio tre tipi di geocompositi bentonitici.
Il primo tipo è realizzato fissando meccanicamente (mediante processo di agugliatura o di cucitura) uno strato di bentonite interposto tra due geotessili: tale sistema di vincolo determina un incremento di resistenza al taglio all'interfaccia bentonite-geotessile. In corrispondenza delle giunzioni in sito, i materiali vengono semplicemente sovrapposti e, nel caso di GCL prodotto mediante agugliatura, della polvere di bentonite è interposta lungo la striscia di sovrapposizione. La sigillatura si realizza quando la bentonite viene idratata, senza la necessità di alcuna cucitura di tipo meccanico.
Il secondo tipo è realizzato mescolando polvere di bentonite sodica a granulometria controllata con un collante solubile in acqua che è poi posto tra i due geotessili. Il collante ha lo scopo di tenere insieme il materiale durante le operazioni di trasporto e di posa. Il geotessile inferiore è molto sottile e con tessitura larga, cosicchè in corrispondenza delle sovrapposizioni la bentonite fuoriesce dalle aperture del geotessile quando si idrata, realizzando in tal modo la sigillatura della sovrapposizione.
Il terzo tipo è realizzato mescolando la bentonite con un collante che la fa aderire ad una geomembrana di polietilene ad alta densità (HDPE). Come nel caso del secondo tipo, il materiale è autosigillante in corrispondenza delle sovrapposizioni.

 

Torna all'inizio pagina GEOGRIGLIA
Le geogriglie possono essere di tipo estruso o di tipo tessuto o del tipo "a nastri saldati". Le geogriglie svolgono soprattutto una funzione di rinforzo, che viene anche favorita dalla loro particolare struttura, tale da esercitare un effetto cerchiante rispetto alle particelle di terreno che trovano alloggio nelle aperture della geogriglia stessa.

   

Torna all'inizio pagina Geogriglia estrusa

Le geogriglie estruse sono strutture piane realizzate con materiali polimerici (in genere polietilene ad alta densità o polipropilene) mediante un processo di estrusione e successiva stiratura, che può essere svolto in una sola direzione (da cui le geogriglie monodirezionali, caratterizzate da una resistenza a trazione in senso longitudinale nel campo tra 45 e 200 kN/m) o nelle due direzioni principali (da cui le geogriglie bidirezionali, che hanno una resistenza minore, ma circa uguale nei due sensi, compresa tra 10 e 50 kN/m.

Torna all'inizio pagina Geogriglia a nastri saldati
Le geogriglie a nastri saldati ("bonded") sono strutture piane, in cui due o più serie di fibre o altri elementi sintetici vengono connessi ad intervalli regolari per mezzo di saldatura. Tali geogriglie sono in genere costituite da un nucleo di filamenti in poliestere ad alta tenacità e da un rivestimento in polietilene e sono caratterizzate da resistenze variabili nelle due direzioni e comprese tra 15 e 1200 kN/m.

Torna all'inizio pagina Geogriglia tessuta
Le geogriglie tessute sono strutture piane a forma di rete costituite da fibre sintetiche ad elevato modulo (in genere poliestere), ricoperte da un ulteriore strato protettivo, sempre in materiale sintetico, in grado di garantire una resistenza strutturale delle giunzioni.

 

Torna all'inizio pagina GEORETE
Le georeti sono strutture a maglia costituite da due serie sovrapposte di fili (di spessore compreso tra 3 e 15 mm) che si incrociano con angolo costante (in genere compreso tra 60° e 90°), in modo da formare aperture regolari costanti (in genere comprese tra 10 e 20 mm d'ampiezza); vengono prodotte per estrusione di polimeri termoplastici (in genere polietilene ad alta densità) e la saldatura delle due serie di fili viene realizzata per parziale compenetrazione nei punti di contatto, quando il polimero è ancora allo stato semifluido. Le georeti, se applicate congiuntamente a geotessili come filtri e/o geomembrane come elementi di tenuta, possono assolvere funzioni di drenaggio, cioè di trasmissione dei fluidi nel proprio spessore.

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Le geostuoie sono costituite da filamenti di materiali sintetici (polietilene ad alta densità, poliammide, polipropilene od altro), aggrovigliati in modo da formare uno strato molto deformabile dello spessore di 10-20 mm, caratterizzato inoltre da un indice dei vuoti assai elevato (mediamente superiore al 90%).
Le geostuoie possono essere impiegate su pendii e scarpate per migliorare la resistenza all'erosione provocata dall'impatto delle gocce di pioggia e dalle acque di ruscellamento, in modo da costituire un rinforzo superficiale nella fase di crescita della vegetazione. In certi casi le geostuoie possono essere impiegate anche come elementi di protezione dall'erosione in sponde di canali o corsi d'acqua: il loro uso è limitato essenzialmente al rivestimento della parte di sponda normalmente non bagnata dall'acqua e sottoposta quindi alla sola azione delle acque meteoriche e di ruscellamento. Come le georeti, in certi casi le geostuoie possono essere impiegate anche come elementi di trasmissione dei fluidi (drenaggio) congiuntamente a geotessili e/o geomembrane: il loro uso in questo settore è limitato a quei progetti in cui i geosintetici sono sottoposti a limitati carichi statici.

Torna all'inizio pagina GEOCELLA
Le geocelle sono costituite da celle giustapposte prodotte per assemblaggio o estrusione di strisce di materiali sintetici di altezza pari a circa 100 mm, che realizzano una struttura a nido d'ape o similare.
La funzione principale delle geocelle è quella di contenimento del terreno o di altri materiali sciolti. Tale funzione consente alle geocelle, una volta riempite di terreno, o di altri materiali sciolti di evitare lo scivolamento del terreno superficiale su scarpate e pendii.

Torna all'inizio pagina GEOCOMPOSITi
possono essere costituiti da elementi omogenei o da elementi compositi.
Nel primo caso (elementi omogenei), si tratta di elementi sintetici stampati con profilo particolare, in modo da consentire la massima capacità drenante nel caso siano posti a contatto con superfici piane (muri di sostegno, sottofondazioni, etc.).
Nel secondo caso (elementi compositi), ci si riferisce ai geocompositi per drenaggio, costituiti dall'associazione in fase di produzione di uno strato di georete (o di geostuoia o di elemento stampato) racchiuso tra 2 strati di geotessile: la georete (o la geostuoia o l’elemento stampato) ha funzione drenante ed i due geotessili hanno funzione filtrante. Talvolta i geocompositi per il drenaggio possono essere anche realizzati associando un solo geotessile alla georete (o alla geostuoia o all’elemento stampato) oppure, per particolari esigenze, possono essere costituiti da un geotessile, con funzione di filtro, da una georete (o geostuoia o elemento stampato), con funzione drenante (trasmissione dei fluidi), e da una geomembrana, con funzione di barriera.
Lo spessore complessivo del geocomposito può variare tra 5 e 30 mm. Per espletare la funzione di trasmissione dei fluidi di fondamentale importanza risulta lo studio del comportamento sotto carico e nel tempo.

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Le biostuoie sono costituite da fibre naturali (paglia, cocco, sisal, etc.), in genere contenute tra reti in materiale sintetico (tipo polipropilene o poliammide) o naturale (tipo juta).
Le biostuoie hanno uno spessore di qualche decina di mm, sono anch'esse disponibili in rotoli ed, analogamente ai biotessili, possono essere impiegate su pendii e scarpate per facilitare la crescita della vegetazione definitiva e migliorare dunque le caratteristiche di resistenza all'erosione nella fase preliminare.

Torna all'inizio pagina BIOTESSILE
I biotessili sono costituiti da fibre naturali (tipo juta e cocco) assemblate in modo da formare una struttura tessuta, aperta e nello stesso tempo relativamente deformabile, in grado di ben adattarsi al supporto. I biotessili, proprio per la natura dei materiali costituenti, possono assolvere esclusivamente funzioni provvisionali, quali la protezione dall'erosione di pendii e scarpate durante la fase di crescita della vegetazione.

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